Duloxetina e Bupropione per ridurre effetti sessuali
Salve dottore io ho una diagnosi di depressione piu pensieri ossessivi, attualmente sto assumendo 30mg di duloxetina con scarso beneficio, non riesco a salire di dosaggio perche gia a 60mg mi blocca completamente sessualmente , ho proposto al mio psichiatra l abbinamento al bupropione per contrastare quest effetto ma mi è stato rifiutato, a quanto pare é un abbinamento accettato solo in america e atri paesi ,siamo rimasti al dosaggio minimo per evitare il blocco sessuale ma ho scarso beneficio e continuo a stare male, additura mi e stato proposto di continuare solo con la terapia con la psicologa , stavo cercando uno specialista disposto a seguirmi e provare quest abbinamento per non rinunciare alla mia sessualità per “salvare” la mia salute mentale, ho 29 anni.
Mi faccia sapere se lei è disposto ad aiutarmi e fare quest abbianamento, grazie .
Gentile Maddalena,
la ringrazio per aver scritto in modo diretto e per aver chiarito bene il nodo centrale della questione, che è tutt’altro che secondario: trovare un equilibrio tra efficacia antidepressiva e preservazione della funzione sessuale, soprattutto alla sua età.
Quello che descrive con la duloxetina è un quadro che incontriamo spesso: a dosaggi bassi una tollerabilità migliore, ma un beneficio clinico insufficiente; a dosaggi più efficaci, un impatto sessuale che diventa per lei inaccettabile.
Il ragionamento sull’associazione con bupropione solo per cercare di ottenere meno effetti sessuali va visto e ragionato attentamente, in quanto non privo di rischi e la bilancia rischi benefici potrebbe non pendere a suo favore. Il bupropione ha un profilo dopaminergico–noradrenergico, non serotoninergico, ed è uno dei pochi antidepressivi che in genere non peggiora la sessualità. Il “contro” è che non è un farmaco neutro sull’ansia e sui pensieri ossessivi: in alcune persone può aumentare irrequietezza, tensione interna o insonnia, e per questo va valutato con cautela caso per caso. È vero che questa associazione è più diffusa nella pratica nordamericana, ma non è di per sé una scelta irrazionale o “sperimentale” se siparla di terapia per casi di depressione resistenze, ma il suo caso da quello che comprendo non rientra proprio in questa evenienza.
Esistono però anche altre strategie possibili, che vale la pena conoscere.
La mirtazapina, ad esempio, può essere associata a un SNRI come la duloxetina. Ha spesso un impatto sessuale molto più contenuto rispetto agli SSRI/SNRI e può aiutare su sonno e ansia. Di contro, può favorire aumento dell’appetito e del peso e dare sedazione, aspetti che per alcuni pazienti sono un limite concreto.
Il trazodone, soprattutto a dosaggi medio-bassi, è un’altra opzione: tende a preservare la sessualità, può migliorare il sonno e ridurre la tensione ansiosa. Il rovescio della medaglia è che, a quei dosaggi, l’effetto antidepressivo “pieno” può essere meno robusto, e non sempre è sufficiente da solo sui sintomi depressivi più marcati.
Nessuna di queste opzioni è “migliore in assoluto”: ciascuna ha una sua logica, dei potenziali vantaggi e dei limiti, e la scelta dipende molto dal profilo dei sintomi, dalla sensibilità individuale e dalle priorità della persona.
Per quanto riguarda la psicoterapia, è certamente uno strumento utile e spesso fondamentale, soprattutto in presenza di pensieri ossessivi. Detto questo, non sono in grado – né sarebbe corretto – esprimere un giudizio sul suggerimento del collega che la segue, perché non conosco il contesto clinico completo né il percorso che state facendo insieme. In generale, psicoterapia e farmacoterapia non sono alternative “o l’una o l’altra”, ma possono essere complementari; tuttavia, è comprensibile che lei senta il bisogno di un supporto farmacologico più efficace in questa fase.
Cordiali saluti
Federico Baranzini
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