Fibromialgia: possibile passaggio da Paroxetina a Duloxetina
Bunogiorno Dott. Baranzini,
Ho 40 anni e sono in cura con Paroxetina dal 2012, per disturbo dell’adattamento cronico con ansia e depressione.
Inizialmente prendevo una patiglia da 20 mg, poi ho provato a sospenderla, dimezzando la pastiglia, e poi togliendola nell’arco di un mese circa, ma per due volte nel corso degli anni, dopo alcuni mesi dalla sospensione ho avuto riacutizzazione dei sintomi e ho ripreso la cura.
Da circa 8 anni prendo mezza pastiglia, ovvero 10 mg, la sera. Al bisogno prendo gocce di En, ma in tutti questi anni ne ho fatto ricorso meno di 20 volte.
Già da alcni anni prima dell’inizio della paroxetina, soffrivo di forte stanchezza, mancanza di forze e annebbiamento mentale, finchè nel 2023, dopo anni di visite ed esami, mi è stata diagnosticata la Fibromialgia.
Attualmente, essendo più consapevole di cosa scatena i sintomi della Fibromialgia, riesco ad avere più controllo sulla stanchezza e altri sintomi della Fibromialgia, ma i dolori stanno aumentando. Il reumatologo mi aveva consigliato, se avevo aumento dei dolori, di passare alla Duloxetina.
Lo psichiatra che mi segue è in malattia da 4 mesi, e temo che non tornerà. Nell’attesa della visita con il sostituo, volevo un parere su come si dovrebbe gestire questo passaggio (e se è conveniente farlo), se con sospensione prima della Proxetina e poi inizio della Duloxetina o se sospendendo la prima si possa iniziare a prendere l’altra.
Inoltre, da quando prendo paroxetina, ho avuto un aumento di peso e una forte diminuzione del desiderio sessuale, con il passaggio alla duloxetina potrebbero migliorare o peggiorare?
Ci potrebbero essere altri effetti indesidertai importanti nel lungo periodo?
Con la duloxetina i sintomi depressivi verrebbero gestiti comunque bene?
Nel caso avessi ricadute, potrei tornare alla paroxetina?
La ringrazio e la saluto cordialmente.
Gentile Margherita,
la ringrazio per aver scritto, pur tenendo fermo un punto essenziale, cioè che ogni modifica terapeutica andrebbe comunque condivisa e gestita dal medico che la prenderà in carico.
La sua storia con la paroxetina è coerente con ciò che osserviamo spesso nei disturbi dell’adattamento che tendono a cronicizzarsi: un buon controllo dei sintomi nel tempo, con però difficoltà alla sospensione completa e una sorta di “dose di mantenimento” che le ha consentito stabilità. Il fatto che l’uso di benzodiazepine sia stato così sporadico è un dato molto positivo e indica una buona capacità di autoregolazione.
L’elemento nuovo, e centrale oggi, è la diagnosi di fibromialgia. In questo contesto il suggerimento del reumatologo di valutare la duloxetina è clinicamente sensato: si tratta di un farmaco che agisce sia sui sintomi depressivo-ansiosi sia sulla modulazione del dolore cronico, e viene infatti spesso utilizzato proprio nei quadri fibromialgici.
Venendo al passaggio da paroxetina a duloxetina, in linea generale non è consigliabile una sospensione “netta” della paroxetina seguita da un periodo di vuoto terapeutico, perché questo farmaco, anche a basse dosi, può dare sintomi da sospensione. Nella pratica clinica si procede di solito con una transizione graduale, riducendo progressivamente la paroxetina mentre si introduce la duloxetina a dosaggi inizialmente bassi, con un periodo di sovrapposizione controllata. I tempi e le modalità dipendono molto dalla sensibilità individuale, ed è proprio questo il motivo per cui è importante che il tutto venga seguito da uno specialista.
Per quanto riguarda peso e sessualità: la paroxetina è tra gli antidepressivi più frequentemente associati ad aumento ponderale e riduzione del desiderio. Con la duloxetina, in molte persone, questi effetti risultano meno marcati; in alcuni casi si osserva un miglioramento, in altri una sostanziale neutralità. Non è però possibile garantire una risposta uniforme, perché la variabilità individuale è ampia.
Sul lungo periodo, la duloxetina è generalmente ben tollerata. Gli aspetti che vengono monitorati con più attenzione sono la pressione arteriosa, la tollerabilità gastrointestinale e, più raramente, la funzionalità epatica. Nulla di questo è automaticamente problematico, ma rientra nel normale follow-up di una terapia SNRI.
Per i sintomi depressivi e ansiosi, sì: la duloxetina è un antidepressivo pienamente efficace, e in molte persone con una storia simile alla sua riesce a mantenere una buona stabilità emotiva, con il possibile valore aggiunto sul dolore.
Infine, qualora il passaggio non fosse soddisfacente o dovessero comparire ricadute, non esiste alcun “punto di non ritorno”: tornare alla paroxetina è assolutamente possibile, e capita non di rado che si facciano tentativi ragionati per trovare il miglior equilibrio tra efficacia e tollerabilità.
Quindi la direzione che sta valutando è comprensibile e clinicamente fondata, ma il “come” è almeno importante quanto il “se”. Il mio consiglio è di affrontare il tema con lo psichiatra sostituto, portando con sé queste domande e la sua storia farmacologica.
Un cordiale saluto,
Federico Baranzini
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