Psicogeriatria, una cura dedicata alla Terza Età
La psicogeriatria è quell’ambito della psichiatria che si prende cura in modo specifico della salute mentale degli anziani. Non si tratta semplicemente di “fare psichiatria in persone più grandi”: il mondo emotivo e psicologico dell’anziano ha caratteristiche proprie, che meritano attenzione e sensibilità particolari. E’ proprio di questo che si occupa lo Psicogeriatra.
Nella mia esperienza clinica di psicogeriatra cominciata 25 anni fa con le prime consulenze presso la RSA Molina di Varese, ho visto spesso come i disturbi psichici nell’età avanzata si presentino in maniera diversa rispetto agli adulti più giovani. Non sempre l’anziano dice “sono triste” o “mi sento depresso”: molto più spesso si lamenta di stanchezza, dolori fisici, disturbi del sonno o perdita di memoria. Dietro a questi sintomi può nascondersi una sofferenza profonda che rischia di non essere riconosciuta in tempo.
Un altro aspetto delicato riguarda il contesto sociale e familiare. Molti pazienti anziani arrivano accompagnati da figli o coniugi preoccupati, che notano cambiamenti nel carattere, nel comportamento o nelle abitudini quotidiane. Altri, purtroppo, vivono situazioni di solitudine o isolamento, che amplificano ogni fragilità.
La psicogeriatria o psichiatria della terza età nasce proprio per rispondere a questi bisogni complessi, con uno sguardo integrato che tiene insieme:
- la componente medica, indispensabile per gestire comorbidità e politerapie;
- la dimensione psicologica, che riguarda emozioni, pensieri e ricordi;
Il mio obiettivo, come psichiatra e psicoterapeuta specializzato in psicogeriatria, è offrire agli anziani e alle loro famiglie un percorso che non si limiti a curare i sintomi, ma restituisca dignità, serenità e la possibilità di affrontare la vita – anche nelle sue fasi più fragili – con maggiore forza e consapevolezza.

- Psicogeriatria, una cura dedicata alla Terza Età
- Principali disturbi psichici dell’anziano
- Neurologo e Psichiatra nella Terza Età: due figure complementari
- Quando rivolgersi a uno psicogeriatra
- Come lavoro con gli anziani e le loro famiglie
- Situazioni complesse e ricovero
- Il mio ruolo come specialista in psicogeriatria
Principali disturbi psichici dell’anziano
Nella mia pratica quotidiana incontro spesso persone anziane che arrivano con quadri complessi, a volte già etichettati come “normali per l’età”. In realtà, molti sintomi non sono affatto inevitabili e meritano attenzione.
Depressione nell’anziano e pseudodemenza
La depressione in età avanzata non si manifesta sempre con la “classica tristezza”. Più spesso è fatta di vuoto, perdita di energie, disinteresse per ciò che prima era importante. Alcuni pazienti mi raccontano: “Dottore, non riesco più a concentrarmi, dimentico le cose, non sono più lucido”.
In questi casi si rischia di pensare subito a una demenza, mentre a volte si tratta di una pseudodemenza depressiva, cioè un deterioramento cognitivo apparente legato alla depressione. Riconoscerlo è fondamentale, perché con la cura i sintomi possono migliorare sensibilmente.
Ansia e disturbi del sonno
Non è raro che l’anziano esprima il suo malessere con ansia continua, tremori, agitazione o con lamentele legate al sonno: difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, incubi o la sensazione di non riposare mai davvero. Questo peggiora la qualità della vita e spesso mette in crisi anche i familiari, che vedono la persona passare le notti sveglia e le giornate stanca e irritabile.
👉 E’ una di quelle condizioni, nella mia esperienza, più difficili da gestire e trattare e che spesso rischiano di essere sottovalutate o affrontate con farmaci come le benzodiazepine che a lungo andare rischiano di complicare il quadro clinico e non poco.
Disturbi del comportamento e dell’umore
Capita che una persona altrimenti mite e tranquilla diventi improvvisamente sospettosa, irritabile o aggressiva. Piccoli cambiamenti di carattere possono nascondere fragilità emotive profonde, che se non comprese portano a conflitti in famiglia e incomprensioni dolorose.
È importante ricordare che, soprattutto nell’anziano, alcune patologie organiche possono indurre o esacerbare sintomi psichiatrici: infezioni urinarie, scompensi metabolici, carenze nutrizionali, effetti collaterali di farmaci o patologie neurologiche possono manifestarsi con confusione, agitazione, ansia o alterazioni dell’umore, simulando veri e propri disturbi psichici.
Per questo motivo, la consulenza psicogeriatrica non può prescindere da un’analisi integrata che tenga conto della condizione medica generale e delle terapie in corso. Solo così è possibile distinguere un disturbo primariamente psichiatrico da una sofferenza secondaria a una malattia organica, evitando errori diagnostici e impostando un trattamento davvero efficace e sicuro.
👉 Nella mia esperienza questo è proprio uno degli aspetti eziopatogenetici più misconosciuti e sottovalutati dai familiari, a cui spesso dedico molte attenzioni proprio per spiegare questo elemento causale.
Disturbi allucinatori o persecutori
In alcuni casi compaiono allucinazioni o idee persecutorie: l’anziano è convinto che qualcuno lo voglia derubare, che i vicini parlino di lui, che i familiari tramino alle sue spalle o lo tratitno male deliberatamente o, se ricoverato, lo vogliano abbandonare. Talvolta vede o sente cose che in realtà non ci sono. Questi sintomi sono spesso fonte di grande angoscia, sia per chi li vive sia per chi assiste, e richiedono un intervento attento e delicato.
👉 Questi disturbi non sono un “destino” inevitabile. Spesso, con la giusta valutazione e un trattamento mirato, vedo pazienti e famiglie ritrovare serenità, chiarezza e una nuova stabilità quotidiana.
Neurologo e Psichiatra nella Terza Età: due figure complementari
Molti pazienti e familiari si chiedono se sia meglio rivolgersi al neurologo o allo psichiatra quando compaiono sintomi come perdita di memoria, cambiamenti dell’umore o difficoltà comportamentali. In realtà, le due figure non sono alternative ma complementari: ognuna ha un approccio specifico, che nella terza età trova una declinazione particolare.
Ecco una sintesi delle principali differenze:
| Aspetto | Neurologo | Psichiatra / Psicogeriatra |
|---|---|---|
| Formazione | Medico specializzato in neurologia | Medico specializzato in psichiatria (con interesse/esperienza nella terza età = psicogeriatra) |
| Focus | Patologie del sistema nervoso centrale e periferico (Alzheimer, Parkinson, ictus, epilessie, neuropatie) | Disturbi psichici ed emotivi (depressione, ansia, disturbi del sonno, pseudodemenza, disturbi del comportamento) |
| Approccio diagnostico | Esami strumentali (TAC, RMN, EEG), test neurocognitivi, valutazioni neurologiche obiettive | Colloquio clinico, valutazione psichica, test psicodiagnostici, attenzione a vissuti e relazioni |
| Terapie | Farmaci neurologici (es. antiparkinsoniani, anticonvulsivanti), trattamenti riabilitativi motori e cognitivi | Psicofarmaci mirati, psicoterapia adattata all’età, psicoeducazione, sostegno ai caregiver |
| Visione della terza età | Neurologia della terza età = attenzione al decadimento cognitivo e motorio legato a patologie neurodegenerative | Psicogeriatria = attenzione all’integrazione tra salute mentale, aspetti emotivi, relazionali e contesto sociale (la solitudine!) |
| Obiettivo principale | Rallentare o gestire l’evoluzione delle malattie neurodegenerative, preservare funzioni motorie e cognitive | Migliorare la qualità della vita, contenere i sintomi psichici, sostenere autonomia e dignità, alleggerire il carico familiare |
👉 In pratica: neurologo e psichiatra psicogeriatra lavorano fianco a fianco. Il primo si concentra sugli aspetti organici e neurodegenerativi, il secondo sul vissuto psichico e relazionale. L’integrazione dei due approcci è spesso la strada più efficace per offrire un percorso completo agli anziani e alle loro famiglie.
Quando rivolgersi a uno psicogeriatra
Capire quando è il momento giusto per chiedere aiuto non è sempre semplice. Molti anziani minimizzano i propri sintomi, attribuendoli agli “acciacchi dell’età” o al naturale scorrere del tempo. Altri, invece, non riescono a esprimere chiaramente il proprio disagio e si rifugiano in lamentele fisiche o nel silenzio.
Ci sono però alcuni segnali d’allarme che meritano attenzione e che spesso, come mi raccontano i familiari, diventano impossibili da ignorare:
- Perdita di interesse e apatia: attività un tempo piacevoli come la lettura, il giardinaggio, la cucina o la cura dei nipoti smettono di dare soddisfazione.
- Disturbi del sonno persistenti: difficoltà ad addormentarsi, risvegli precoci o, al contrario, sonno eccessivo che lascia comunque stanchi e spossati.
- Lamentele fisiche ricorrenti: dolori vaghi, mal di testa, disturbi gastrointestinali che non trovano spiegazione medica e diventano un modo indiretto di esprimere il disagio emotivo.
- Ansia, agitazione o irritabilità: atteggiamenti insoliti, scatti d’ira o agitazione improvvisa, che possono spiazzare chi vive accanto.
- Cali cognitivi improvvisi: difficoltà di memoria, confusione, disorientamento che possono far pensare a una demenza, ma a volte sono invece segni di depressione (quella che in gerontopsichiatria chiamiamo “pseudodemenza”).
In molti casi sono i familiari i primi a notare i cambiamenti. Mi capita spesso che un figlio mi dica: “Papà non è più lo stesso, si spegne davanti ai nostri occhi”, oppure: “Mamma ha sempre amato cucinare, ora lascia i fornelli spenti e rimane seduta per ore in silenzio”.
Se vi riconoscete in queste descrizioni, o se pensate a una persona cara leggendo queste righe, significa che è il momento di non rimandare. Una prima visita psichiatrica non è un’etichetta, ma un modo per fare chiarezza e capire insieme come intervenire.
Come lavoro con gli anziani e le loro famiglie
Ogni persona che incontro porta con sé una storia unica, fatta non solo di sintomi ma di esperienze, ricordi, relazioni, paure e speranze. In psicogeriatria non ci si può fermare all’etichetta diagnostica: serve uno sguardo ampio, che integri il vissuto dell’anziano con le esigenze concrete della famiglia e le possibilità di cura.
Nel mio lavoro con gli anziani seguo alcuni punti cardine:
1. Valutazione approfondita e personalizzata
Nei primi incontri esploro attentamente i sintomi, la storia di vita e di malattia, i farmaci in corso e le eventuali comorbidità. Essendo molte le informazioni da integrare e acquisire mi faccio spedire prima il corposo plico di accertamenti medici e consulenziali che si accumulano nel tempo per ogni paziente.
In alune occasioni utilizzo strumenti psicodiagnostici e test cognitivi per distinguere, ad esempio, tra una pseudodemenza depressiva e un deterioramento organico. Ma la valutazione non è solo tecnica: ascolto anche le preoccupazioni dei familiari e cerco di capire come i cambiamenti del paziente stiano impattando sulla vita di tutti i giorni.
2. Integrazione terapeutica e percorsi possibili
La terapia in psicogeriatria non è mai “standard”. Ogni intervento deve essere cucito addosso alla persona, con un’attenzione particolare alle fragilità dell’età avanzata e al contesto familiare.
- Farmacoterapia personalizzata
Negli anziani i farmaci richiedono un’attenzione doppia: la scelta deve tenere conto delle altre terapie in corso, della sensibilità agli effetti collaterali e delle possibili interazioni. Come psichiatra e psicofarmacologo clinico, valuto sempre con cautela le opzioni disponibili, preferendo molecole di nuova generazione più sicure e adattando i dosaggi con gradualità. L’obiettivo è ridurre i sintomi senza compromettere autonomia e lucidità. - Psicoterapia adattata alla terza età
Non tutti pensano che la psicoterapia sia utile anche per gli anziani, ma nella mia esperienza può fare la differenza. Molti trovano beneficio da percorsi brevi e di sostegno, per affrontare lutti, solitudine o cambiamenti di ruolo. In altri casi propongo un approccio psicodinamico più approfondito, che permette di dare senso a ciò che sta accadendo e di non sentirsi schiacciati dal peso del passato o della perdita di indipendenza. - Psicoeducazione e stimolazione cognitiva
Parte del percorso è aiutare il paziente (e la famiglia) a comprendere meglio il funzionamento dei sintomi, come gestirli e come organizzare la vita quotidiana in modo più sereno. Tecniche di stimolazione cognitiva, giochi di memoria, lettura guidata o attività pratiche diventano strumenti preziosi per mantenere attiva la mente e rallentare il declino funzionale. - Approcci nutraceutici e complementari
In alcuni casi selezionati integro fitoterapici o nutraceutici (per esempio integratori a base di omega-3, vitamina D o sostanze naturali con azione ansiolitica leggera) come supporto al trattamento principale. Non sostituiscono i farmaci, ma possono modulare alcuni sintomi e migliorare la qualità del sonno o dell’umore. - Lavoro multidisciplinare
Nessun paziente anziano può essere visto “a compartimenti stagni”: per questo collaboro con geriatri, neurologi, medici di base, fisioterapisti e altri specialisti quando necessario. Solo unendo le competenze si può offrire davvero una presa in carico globale.
👉 In definitiva, i percorsi terapeutici in psicogeriatria hanno sempre un obiettivo comune: preservare la dignità, l’autonomia e la qualità della vita dell’anziano, sostenendo al contempo la sua famiglia.
3. Supporto a familiari e caregiver
Lavorare con gli anziani significa lavorare anche con le loro famiglie. Dedico tempo all’ascolto dei caregiver, spesso stremati da mesi o anni di preoccupazioni, notti insonni e incomprensioni. Con loro condivido strumenti pratici per gestire ansia, insonnia, agitazione o disturbi comportamentali, e fornisco indicazioni su come comunicare in modo efficace e rassicurante.
Credo che prendersi cura del caregiver sia parte integrante della cura del paziente.
4. Monitoraggio e continuità di cura
L’invecchiamento porta con sé cambiamenti rapidi: quello che funziona oggi può non bastare domani. Per questo propongo un monitoraggio regolare, fatto di controlli programmati e, quando necessario, contatti a distanza.
In questo modo accompagno i miei pazienti e le loro famiglie lungo un percorso di cura che non si interrompe dopo la prima visita, ma che si adatta alle evoluzioni del quadro clinico e relazionale.
👉 In sintesi: non esistono protocolli “preconfezionati”, ma percorsi costruiti insieme, che tengono conto della persona, della sua storia e della sua rete affettiva. Lavorare in psicogeriatria significa proprio questo: offrire un sostegno clinico e umano capace di restituire dignità, sicurezza e continuità di cura.
Situazioni complesse e ricovero
Non sempre un percorso ambulatoriale è sufficiente. Ci sono circostanze in cui diventa necessario un ricovero, che può assumere forme diverse a seconda delle condizioni cliniche e delle esigenze familiari.
Mi capita di incontrare famiglie disorientate che mi chiedono: “Dottore, ma è davvero necessario portare papà in clinica? Non possiamo gestirlo a casa?”. Sono domande legittime, spesso cariche di paura e senso di colpa. Eppure, in certi momenti, proteggere la persona significa proprio garantire un ambiente sicuro e controllato.
Ricovero ospedaliero per urgenza clinica
Può rendersi indispensabile quando i sintomi diventano acuti e ingestibili a casa:
- agitazione psicomotoria grave o aggressività,
- deliri o allucinazioni che espongono a rischio di danni,
- rischio suicidario,
- scompenso psico-fisico che richiede una gestione medica e psichiatrica integrata.
In questi casi l’ospedale rappresenta l’ambiente più sicuro per stabilizzare rapidamente la situazione e permettere poi un ritorno a un contesto più protetto e sereno.
Ricovero in RSA per sollievo dei caregiver
Esistono situazioni in cui non è l’urgenza clinica a dettare la necessità di ricovero, ma la sostenibilità dell’assistenza domiciliare. Quando la famiglia non riesce più a garantire cure adeguate – per esaurimento delle forze, difficoltà organizzative o per l’intensità dei bisogni assistenziali – il ricovero in RSA può diventare una scelta necessaria, non per “abbandonare” la persona, ma per garantire continuità di cure e sollievo ai caregiver.
Il mio ruolo in consulenza in RSA
Capita spesso che i miei pazienti siano già ricoverati in RSA quando vengo coinvolto. In questi casi mi viene chiesta una consulenza psichiatrica mirata, che a volte si svolge direttamente in studio (se possibile), ma molto più spesso in modalità online, con l’aiuto dei familiari che facilitano il collegamento. Questo mi permette di integrarmi con il personale della struttura e di collaborare in piena sinergia, adattando la cura alle specifiche condizioni cliniche e relazionali dell’anziano.
Il mio ruolo come specialista in psicogeriatria
Occuparsi della salute mentale in età avanzata significa affrontare una delle sfide più delicate della medicina: prendersi cura non solo di sintomi, ma di persone che portano con sé una lunga storia di vita, fatta di esperienze, affetti e fragilità.
Come psichiatra, psicoterapeuta e specialista in psicofarmacologia clinica, il mio compito è duplice: da un lato garantire sicurezza ed efficacia clinica – scegliendo le terapie più adatte, monitorando le interazioni con altri farmaci, valutando con attenzione i rischi e i benefici – e dall’altro mantenere viva la dimensione umana e relazionale, che per me resta sempre centrale.
Nel mio lavoro mi considero un punto di riferimento non solo per il paziente, ma anche per la sua famiglia e i caregiver. Questo significa:
- offrire uno spazio sicuro, dove l’anziano possa sentirsi ascoltato senza giudizio,
- accompagnare i familiari con consigli pratici e sostegno emotivo,
- collaborare in rete con geriatri, medici di base, neurologi e strutture assistenziali.
Molti dei miei pazienti arrivano dopo aver convissuto a lungo con i sintomi, rassegnati all’idea che “sia normale invecchiare così”. Il mio lavoro è mostrare che non è così: anche nella terza età è possibile ritrovare serenità, stabilità e dignità.
Se ti riconosci in queste parole, o se pensi a una persona cara leggendo questa pagina, sappi che non sei solo: insieme possiamo costruire un percorso di cura su misura, capace di ridare valore e qualità al tempo presente.


