
Sento che sto per morire. Che fare? Un caso clinico di Attacchi di Panico.
Sento di stare per morire.
Paolo, un caso clinico di Attacchi di Panico
Un attacco di panico è un episodio improvviso di intensa paura o disagio che raggiunge il picco in pochi minuti. I sintomi possono includere palpitazioni, sudorazione, tremori, sensazione di soffocamento, dolore al petto e la paura di morire o impazzire.
Molte persone, dopo il primo episodio, iniziano a vivere con l’ansia costante che possa ripetersi. Questa condizione, detta ansia anticipatoria, è ciò che spesso trasforma un singolo evento in un disturbo invalidante.
Il caso clinico di Paolo: dall’esordio agli attacchi ricorrenti
“Ero a cena con alcuni amici, avevo appena ordinato una pizza. All’improvviso sentii il cuore accelerare, la gola stringersi, una sensazione di caldo e sudore freddo. In pochi secondi ero certo che stavo per morire. Fu il mio primo attacco di panico. Avevo diciotto anni e da quel momento nulla fu più come prima.”
Paolo, oggi trentenne, racconta così l’esordio dei suoi attacchi di panico. Dopo quell’episodio, ogni uscita di casa divenne un rischio: temeva che la crisi potesse ripetersi in qualunque momento. Anche se gli attacchi non erano quotidiani, l’ansia anticipatoria era costante:
- ogni invito a cena diventava un ostacolo,
- ogni viaggio fuori città un incubo,
- ogni impegno sociale una fonte di tensione.
Nel frattempo aveva trovato stabilità: un lavoro in fabbrica vicino a casa e un matrimonio. La moglie, molto comprensiva, cercava di sostenerlo, ma la gravidanza in arrivo fece emergere nuove preoccupazioni: “Temo di trasmettere questa malattia a mio figlio”, mi disse durante uno dei nostri primi colloqui.”
La valutazione clinica
Durante le prime sedute, oltre al colloquio clinico di prima visita psichiatrica, ho eseguito una valutazione testistica che ha confermato la diagnosi di Disturbo da Attacchi di Panico (DAP).
Mi colpì la personalità di Paolo: un ragazzo pratico, concreto, poco abituato a riflettere sul proprio mondo emotivo. Viveva gli attacchi come qualcosa che “succede e basta”, senza riuscire a collegarli a emozioni o pensieri.
Questa caratteristica orientò anche il percorso terapeutico. Era necessario aiutarlo a ridurre subito l’intensità della sintomatologia, per dargli sollievo e permettergli di affrontare un lavoro psicologico più profondo.
Il percorso di cura: farmacoterapia e psicoterapia
Scelsi un intervento integrato.
- Fase iniziale farmacologica: prescrissi un trattamento a base di benzodiazepine per le prime tre settimane, associato a un SSRI, farmaco di prima scelta per il disturbo di panico. Nel giro di un mese Paolo sperimentò un primo miglioramento stabile, che gli restituì fiducia.
- Sospensione graduale delle benzodiazepine: una volta stabilizzato, riducemmo progressivamente il farmaco ansiolitico, mantenendo la terapia antidepressiva di base.
- Inizio della psicoterapia: avviammo un percorso psicoterapeutico a cadenza settimanale, con un approccio di derivazione psicoanalitica. L’obiettivo era aiutarlo a riconoscere e dare valore alle proprie emozioni, imparando a tollerare ansia e incertezza senza viverle come minacce.
I risultati: stabilità e cambiamento interiore
Col tempo, Paolo imparò a dare un nome a ciò che provava e a collegare gli attacchi di panico a situazioni e pensieri specifici. Non fu un cambiamento immediato, ma un processo graduale:
- riuscì a viaggiare di nuovo,
- riprese a partecipare a cene ed eventi,
- accolse la nascita del figlio con maggiore serenità.
👉 Dopo circa due anni di lavoro psicoterapeutico, decidemmo insieme di sospendere anche la terapia farmacologica. Paolo non solo non ebbe più attacchi di panico, ma riuscì a costruire un nuovo rapporto con se stesso e con le proprie emozioni.
Considerazioni finali
Questo caso clinico di attacco di panico mostra come un approccio integrato – farmacologico e psicoterapeutico – possa aiutare a stabilizzare i sintomi e, soprattutto, a generare un cambiamento profondo e duraturo.
Ogni percorso, però, è unico: non tutti i pazienti traggono beneficio da un’unica strategia. Per questo motivo è sempre fondamentale una valutazione personalizzata, che tenga conto della storia, della personalità e del momento di vita di ciascuno.
Il materiale qui presentato è ispirato a fatti e persone legate all’attività clinica dell’autore che ne ha modificato i dettagli e ogni elemento che permettesse un riconoscimento a tutela e protezione della privacy dei pazienti. In ogni caso quanto riportato, per specificità della casistica esaminata e la non generalizzabilità delle indicazioni, non può in alcun modo considerarsi sostitutivo di una valutazione medica personale.



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