Sospensione della Paroxetina

Sospensione della Paroxetina

Anna asked 3 mesi ago

Buongiorno dottore,

ho 40 anni e soffro di ansia con pianti (no attacchi di panico o altre cose). La psichiatra mi ha dato un cura con PAROXETINA 20 mg accompagnata da 10 gocce di XANAX al mattino, 5 al pomeriggio e 10 alla sera. Per una settimana un quarto di paroxetina , per un'altra settimana metà, poi una intera.

Con la metà avuto ho dei disturbi quali nervosismo e movimenti involontari di arti e di viso, dato che il secondo giorno erano scomparsi ho ripreso la mezza pastiglia e non sono più tornati. Ho cercato di contattare la psichiatra per chiederle se potevo iniziare a prenderne una intera, ma non riuscendo a trovarla ho fatto di testa mia e ne ho preso 3 quarti e lo stesso giorno sono stata malissimo.

Ho avuto attacchi di panico, movimenti incontrollati di arti, viso e testa molto peggiori della prima volta.

Non riuscendo a contattare ancora la psichiatra ho chiesto alla mia dottoressa di base che mi ha detto assolutamente di sospenderla ma in modo graduale, ovvero 2 giorni con metà e 3 giorni con un quarto e, una volta sospesa la paroxetina assumere 3 volte al giorno 10 gocce di xanax.

Oggi è il primo giorno che ne prendo un quarto, i movimenti sembrano scomparsi e mi sembra di stare meglio.

Purtroppo la psichiatra e inrittraciabile e mentre aspetto la visita con un altro psichiatra le chiedo se questa sospensione è corretta. Da piccola ho avuto 2 convulsioni febbrili curate con Luminalette.

La ringrazio e scusi se mi sono dilungata. Anna

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1 Risposte
dr Federico Baranzini Staff answered 2 mesi ago

Gentile Anna

la ringrazio molto per la domanda che mi permette di affrontare un tema a me caro. Quello della corretta sospensione da farmaci serotoninergici, ovvero farmaci antidepressivi che agistono sul sistema della serotonina per esplicare il loro effetto antidepressivo.

Sono farmaci efficaci (quanto i vecchi antideopressivi) e in genere molto tollerati. Esistono diverse molecole che si differenziano non tanto per la loro efficacia, che diversi studi hanno dimostrato essere praticamente equivalente rispetto a placebo (ne ho recentemente parlato in questo post sugli andidepressivi più efficaci), quanto per la loro tollerabilità: in base ad alcune loro proprietà farmacocinetiche o farmacodinamiche possono risultare più o meno tollerati in base alle caratteristiche di chi li riceve. Per questo ci tengo molto a sottolineare come nell'articolo sopracitato che molto dipende dalla valutazione clinica del medico: è lo specialista che dovrà tenere conto di ogni fattore nella selezione della molecola corretta.

Nel suocaso la scelta del collega è ricaduta su una molecola la PAROXETINA dagli effetti recettoriali diversificati e dall'emivita relativamente breve.

La Paroxetina, un farmaco comunemente usato nel trattamento di varie condizioni psichiatriche, presenta caratteristiche farmacocinetiche peculiari. L'emivita plasmatica del farmaco, ossia il tempo necessario affinché la sua concentrazione nel plasma si riduca della metà, varia tra 21 e 24 ore. Questo indica che, una volta assunta, la Paroxetina impiega circa un giorno per diminuire significativamente la sua concentrazione nel corpo.

L'emivita di eliminazione della Paroxetina, che si riferisce al tempo necessario per eliminare il 50% del farmaco dall'organismo, è anch'essa di circa 1 giorno, con un intervallo che va da 0,8 a 1,4 giorni. Questa proprietà è particolarmente importante per comprendere quanto tempo il farmaco persiste nell'organismo dopo l'ultima dose.

Interessante notare che nei pazienti anziani l'emivita della Paroxetina può estendersi fino a circa 36 ore, suggerendo una maggiore persistenza del farmaco in questa fascia di età. Tuttavia, non emergono differenze significative nell'emivita del farmaco tra uomini e donne, indicando una simile farmacocinetica tra i sessi.

Per quanto riguarda l'impatto delle condizioni di salute, l'emivita della Paroxetina non sembra essere significativamente influenzata dalla compromissione renale, sebbene si raccomandi cautela in caso di grave compromissione renale. Invece, nei pazienti con insufficienza epatica, specialmente in quelli con cirrosi epatica, l'emivita del farmaco può aumentare notevolmente, raggiungendo fino a 13 ore. Questo implica che in tali condizioni il farmaco viene eliminato più lentamente, aumentando il rischio di effetti collaterali o di accumulo nel corpo.

Tra le sue caratteristiche riporto il fatto che la molecola è un:

  • Potente e specifico inibitore del trasportatore della serotonina (5-HT), inibisce la ricaptazione della serotonina. Questo è considerato il suo principale meccanismo d'azione come antidepressivo.
  • Inibisce anche la ricaptazione della noradrenalina, ma in misura minore rispetto alla serotonina
  • Si lega all'enzima G protein-coupled receptor kinase 2 (GRK2) e lo inibisce.
  • Ha un'affinità clinicamente insignificante per diversi altri recettori, tra cui quelli adrenergici alfa-1, alfa-2, beta-adrenergici, dopamina D1, D2, istamina H1, serotonina 5-HT1A, 5-HT2A e 5-HT2C
  • Possiede una debole affinità per i recettori colinergici muscarinici
  • Attiva indirettamente gli autorecettori somatodendritici 5-HT1A inizialmente, il che può ritardare l'effetto terapeutico, ma il dosaggio ripetuto provoca cambiamenti adattativi

La comprensione di queste caratteristiche farmacocinetiche è cruciale per ottimizzare anche la dismissione della  Paroxetina, garantendo un decalage efficace e sicuro al paziente.

Per rispondere alla sua domanda, considerato che l'assunzione del farmaco era stata avviata pochi giorni prima e a basso dosaggio (1/4 di compressa) lo schema che le ha fornito la sua dottoressa di base fosse corretto.

Personalmente tendo al massimo della gradualità e preferisco lenti decalaga, per cui forse le avrei aggiunto qualche giorno in più ma credo che alla fine non se sarebbe cambiato un gran chè proprio per la premessa fatta.

In generale il tempo di "scalaggio" dipende dal tipo di molecola (quindi la sua emivita), la dose assunta e il tempo di assunzione: maggiore sono questi ultimi due fattore e minore il prima tanto più lentamente è necessario e prudente procedere.

Spero di averle risposto.
Auguri e cordiali saluti

Federico Baranzini

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