Da escitalopram a venlafaxina in 1 settimana?
Salve,
Sono italiano e vivo in UK. Attualmente prendo escitalopram 20 mg e con lo psichiatra lo stiamo cambiando con venlafaxina rilascio prolungato.
In passato, in Italia quando ho fatto cambio di psicofarmaci mentre diminuivo quello da togliere, introducevo il nuovo. Qui, in UK, mi hanno detto di levare completamente escitalopram che prendo da 1 anno, in 1 settimana, e poi introdurre venlafaxina rilascio prolungato 75 mg.
Il mio timore è che con una diminuzione così rapida e senza un altro farmaco introdotto la mia ansia e la mia despressione posssano essere acerbate nel periodo di transizione.
Consigli?
Grazie mille
Buongiorno Andrea,
la sua preoccupazione è comprensibile ed è una domanda molto frequente quando si affronta un cambio di antidepressivo, soprattutto dopo un’assunzione stabile di un anno.
In linea generale, esistono più strategie corrette per passare da un antidepressivo a un altro, e quella che le è stata proposta nel Regno Unito rientra tra le opzioni possibili, anche se può apparire più “brusca” rispetto a quanto spesso si fa in Italia.
Il punto centrale è questo: escitalopram e venlafaxina non hanno interazioni pericolose tali da rendere obbligatorio un “periodo di vuoto”, ma i clinici anglosassoni tendono più frequentemente a:
- sospendere il primo farmaco in tempi relativamente rapidi,
- attendere pochi giorni o una settimana,
- introdurre poi il nuovo farmaco a dose standard.
Questo approccio nasce dal tentativo di:
- ridurre il rischio di sovrapposizione farmacologica,
- evitare confusione nel valutare gli effetti del nuovo farmaco,
- semplificare il passaggio terapeutico.
Detto questo, la sua osservazione è assolutamente fondata:
dopo un anno di escitalopram a 20 mg, una riduzione in una sola settimana può esporre alcune persone a sintomi da sospensione, come aumento dell’ansia, irrequietezza, insonnia, instabilità emotiva o sintomi fisici transitori. Non è detto che accada, ma è una possibilità reale.
Per questo motivo, nella pratica clinica italiana (e non solo) si utilizza spesso un approccio più graduale, che può includere:
- una riduzione più lenta dell’escitalopram,
- oppure una parziale sovrapposizione (“cross-tapering”) con introduzione progressiva della venlafaxina,
soprattutto nei pazienti con una storia di ansia marcata o sensibilità ai cambi farmacologici.
Non esiste quindi una strategia “giusta” in assoluto, ma una strategia più o meno adatta alla singola persona.
Il consiglio più sensato è di condividere apertamente questo timore con il suo psichiatra UK, spiegando che:
- in passato ha già sperimentato transizioni più graduali,
- teme un peggioramento ansioso nel periodo di sospensione,
- desidererebbe, se possibile, un passaggio più morbido.
Molti colleghi sono disponibili a modulare il piano proprio per ridurre il disagio nella fase di transizione, ad esempio allungando leggermente la riduzione o anticipando l’introduzione della venlafaxina a dosaggi iniziali più bassi.
Quindi la proposta che le è stata fatta non è sbagliata in sé, ma non è l’unica possibile. Il suo timore è clinicamente sensato e merita di essere discusso, perché il cambio di terapia non dovrebbe essere solo “corretto dal punto di vista teorico”, ma anche tollerabile e sostenibile per lei.
Un cordiale saluto e grazie per aver condiviso la sua esperienza.
Federico Baranzini
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