Chiedo scusa per la richiesta di consulto sulla prescrizione di psicofarmaci.

Chiedo scusa per la richiesta di consulto sulla prescrizione di psicofarmaci.

Forum Domande & Risposte di PsichiatriaCategory: Psicofarmaci, modalità d’uso ed effettiChiedo scusa per la richiesta di consulto sulla prescrizione di psicofarmaci.
giancarlo asked 2 anni ago

Nel consulto, me la sono presa con la prescrizione di farmaci da parte di voi psichiatri. Era per me una giornata nera ed ho detto delle stramberie; gli antidepressivi li ho presi e per un buon periodo mi hanno fatto stare quasi bene.

Non ce l’avevo assolutamente con Lei che anzi fa un prezioso servizio con il forum di psichiatria. Il fatto è che l’ultima visita neurologica che ho fatto qualche anno fa per il calore alla testa di cui le ne ho parlato, il neurologo mi aveva detto che 4 gocce di elopram e 1/8 cp di mirtazapina hanno effetto puramente placebo e che ad es. dovevo prendere almento 20 mg e anche più perchè avesse effetto.

Ho fatto così aumentando anche ad 1/4 cp la mirtazapina, ma l’effetto sul disturbo è stato nullo. 1/8 di mirtazapina la prendevo perchè mi faceva dormire tutta la notte; ho provato a tornare da 1/4 ad 1/8 ed il calore alla testa mi è aumentato di frequenza.

E’ per questo che penso che nel disturbo possano centrare anche l’uso di antidepressivi. Passata questa estate che per me è stata infernale per il grande calore che percepivo, ho cominciato a seguire i suoi primi consigli.

Ho portato quanto da lei scritto nel forum al mio medico di base che leggendo mi ha prenotato un Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici ed un’altra visita neurologica di approfondimento.

Chiedo di nuovo scusa per quell’ultimo post.

1 Answers
dr Federico Baranzini Staff answered 2 anni ago

Gentile Giancarlo,

la ringrazio per il suo ultimo messaggio e per il chiarimento che ha voluto fare.

Non c’è davvero nulla di cui scusarsi. Le “giornate nere”, come le chiama lei, fanno parte dell’esperienza umana e diventano ancora più comprensibili quando una persona convive da anni con un disturbo fisico persistente, poco spiegabile e molto fastidioso come il calore alla testa che descrive. Non ho mai percepito il suo intervento come un attacco personale, né tantomeno come una mancanza di rispetto.

Se provo a riassumere il punto in cui siamo arrivati (qui il link alla sua domanda a cui si riferisce), mi sembra che il nodo centrale non sia tanto una contrapposizione “farmaci sì o no”, quanto il tentativo, assolutamente legittimo, di capire che natura abbia questo sintomo e come possa essere gestito senza peggiorare la qualità della sua vita. Lei ha fatto bene a riferire quanto discusso al suo medico di base e trovo molto appropriata la decisione di approfondire con accertamenti neurologici e vascolari, come l’ecocolordoppler e una nuova visita specialistica. È esattamente questo il percorso corretto quando un sintomo persiste nel tempo e non risponde in modo chiaro alle variazioni farmacologiche.

Rispetto al tema degli antidepressivi, capisco perché lei metta in relazione il disturbo con il loro uso protratto. Dopo decenni di assunzione, è normale interrogarsi su possibili effetti a lungo termine o su fenomeni di sensibilizzazione del sistema nervoso. Tuttavia, è importante restare prudenti. Il fatto che dosaggi più alti non abbiano migliorato il sintomo, mentre piccole variazioni lo modulino, non dimostra automaticamente un danno da antidepressivi. Piuttosto suggerisce un sistema nervoso diventato nel tempo molto reattivo, in cui anche cambiamenti minimi possono essere percepiti in modo amplificato.

Lei ha fatto anche un’osservazione clinicamente molto interessante in passato, cioè che l’assunzione di una benzodiazepina attenua il disturbo per alcuni giorni. Questo non significa necessariamente che il problema sia “solo psichiatrico”, ma indica che una componente di tensione neurovegetativa, di attivazione interna o di ansia somatizzata potrebbe giocare un ruolo importante. È qualcosa che ho visto più volte nella mia pratica, soprattutto in persone che hanno una lunga storia di trattamenti e una grande attenzione, comprensibile, alle sensazioni corporee.

Per quanto riguarda la psicoterapia, rispetto molto la sua esperienza e la sua delusione. Sei anni di lavoro senza il risultato sperato possono lasciare un senso di amarezza profonda. È vero che non sempre un nuovo percorso porta benefici, soprattutto se non è più in linea con la fase di vita o con le aspettative della persona. Allo stesso tempo, non mi sento di dirle che “non vale più la pena” a priori. Piuttosto, oggi il focus potrebbe non essere un lavoro analitico intenso come in passato, ma eventualmente un supporto mirato, centrato sulla gestione del sintomo e sul rapporto con il corpo, se e solo se lei lo sentisse utile.

Quello che mi sembra molto positivo è che lei, nonostante la stanchezza e i momenti di sconforto, non si sia fermato, ma abbia continuato a cercare risposte in modo serio e collaborativo, coinvolgendo il medico di base e accettando ulteriori approfondimenti. Questo è un atteggiamento tutt’altro che scontato.

La invito quindi a proseguire con calma lungo questa strada, senza colpevolizzarsi né per i farmaci assunti in passato né per i dubbi che oggi emergono. La complessità della sua storia clinica merita rispetto e gradualità, non soluzioni drastiche o semplificazioni.

La ringrazio ancora per la fiducia e per le sue parole finali. Le auguro sinceramente di trovare maggiore chiarezza e, soprattutto, un po’ di sollievo da questo disturbo così invasivo. Continui pure a scrivere sul forum quando ne sente il bisogno.

Cordiali saluti,

Federico Baranzini