Canzoni in testa (earworm) e insonnia persistente: il mio percorso tra psicoterapia e farmaci
Buongiorno,
da Gennaio 2023 ho cominciato a fischiettare e canticchiare motivetti musicali, come se niente fosse, credendo che tutto ciò, inconsciamente, servisse a rilassarmi. Dopo circa un anno questa abitudine, da “fisica” (emissioni di suoni dalla bocca) è diventata un\’ossessione \”mentale\” ossia penso e ripenso a motivetti musicali / ritornelli e non riesco a togliermeli dalla testa. Qualsiasi genere di musica. Spesso nella mia mente risuona l\’ultima canzone ascoltata.
In più, da Settembre 2023 ho cominciato a soffrire di insonnia, prima lieve poi diventata via via più frequente.
Da Febbraio 2024 sono seguito da una Psicoterapeuta che utilizza un approccio di tipo Psicoanalitico per aiutarmi a superare questo disagio. A Marzo 2024 ho cominciato a soffrire di insonnia “grave” nel senso che ci sono state alcune notti in cui non sono proprio riuscito a prendere sonno, nonostante sonniferi prescritti dal Medico di Base come Halcion (assunto per 5 giorni) e Stilnox (assunto 7 giorni) questo a causa di preoccupazioni e ansia da prestazione (fissarsi sul pensiero di dormire e non riuscire di conseguenza a prendere sonno).
Su suggerimento del Medico di Base, mi sono rivolto a un Neuro-psichiatra, il quale da fine Marzo 2024 mi sta sottoponendo a una terapia a base di Lexotan (max 15 gocce a bisogno), Zoloft (prima 10 gocce al giorno, poi siamo passati a compresse da 50 mg 1 al giorno) e Minias (max 20 gocce).
Adesso, Maggio 2024 la terapia è stata aumentata in Zoloft (2 compresse da 50 mg al giorno) e mi è stato introdotto il Farmaco Depakin Chrono 300; Lexotan da assumere sempre a bisogno (ne prendo 5 gocce prima di dormire) e Minias (15-20 gocce).
Devo dire che l’insonnia è migliorata anche se puntualmente mi sveglio quasi sempre alle 5 del mattino e mi addormento con difficoltà e la “musica in testa” ha un volume più basso, nel senso che ci faccio meno caso ma permane; per non sentirla devo focalizzare la mia attenzione su altre attività oppure praticare “meditazione”, ascoltando il mio respiro. Ho effettuato anche una Risonanza Magnetica (non si evidenziano lesioni) e sto aspettando i risultati di un EEG, per confrontarli con i risultati di un EEG effettuato nel 2019 a cui non è stata forse data la giusta importanza.
Tutto quanto sopra è stato scritto per chiedere un parere circa la terapia a cui sono sottoposto; la Psicoterapeuta mi spiega che la musica che sento è una forma di sintomo generato dalla mia mente a causa del troppo stress e il Neuropsichiatra sta trattando i sintomi con ansiolitici, antidepressivi, sonniferi e da poco, un farmaco contro l’epilessia, emicrania e disturbo bipolare. Tre tipi di disturbo di cui non credo di soffrire, soprattutto mai avuto episodi di Epilessia. La mia paura è quella di diventare dipendente di questi farmaci, sebbene gli Specialisti mi abbiano detto di stare tranquillo, che non dovrò prenderli a vita.
Ringrazio per l’attenzione e porgo distinti saluti.
Gentile Alessio,
la ringrazio per aver condiviso in modo così accurato la sua esperienza. È un contributo prezioso per il forum, perché tocca un insieme di sintomi che spesso vengono vissuti con grande angoscia e che non sempre trovano spiegazioni immediate.
Provo ora a riassumere quanto lei ha raccontato, per essere certo di aver compreso bene. Da inizio 2023 ha iniziato a canticchiare e fischiettare motivetti musicali in modo apparentemente innocuo, che nel tempo si sono trasformati in una presenza mentale persistente, con canzoni e ritornelli che si ripetono nella mente in modo involontario. A questo si è aggiunta, da fine 2023, una insonnia progressiva, culminata in una fase di insonnia grave con forte ansia anticipatoria legata al dormire. Ha intrapreso un percorso di psicoterapia psicoanalitica e parallelamente una terapia farmacologica piuttosto articolata, che ha portato a un parziale miglioramento del sonno e a una riduzione dell’intensità della “musica in testa”, pur senza una completa risoluzione. La sua preoccupazione principale riguarda il senso della terapia, il significato di alcuni farmaci e il timore di una dipendenza o di essere trattato per disturbi che non riconosce come propri.
Parto da un punto che considero centrale. Il fenomeno delle canzoni persistenti nella mente, spesso chiamate “earworms”, è molto più comune di quanto si pensi. Nella maggior parte dei casi è benigno, ma in persone particolarmente sensibili, perfezioniste o sotto stress prolungato, può assumere una qualità intrusiva, simile a un pensiero ossessivo. In questi casi non è la musica in sé il problema, ma il meccanismo di ipercontrollo e di vigilanza mentale che si attiva. Più si cerca di scacciarla, più la mente la ripropone, soprattutto nei momenti di stanchezza o di silenzio, come la sera o durante i risvegli notturni. Questo è qualcosa che vedo spesso nella pratica clinica, soprattutto in persone con un funzionamento mentale molto attivo e autocritico.
L’insonnia, in questo contesto, non è casuale. Quando il sonno diventa un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, entra in gioco l’ansia da prestazione, e il sistema nervoso resta in uno stato di iperattivazione incompatibile con l’addormentamento. Il risveglio precoce che descrive è un sintomo frequente nei quadri ansioso-depressivi e nei periodi di sovraccarico emotivo, più che un segno di una patologia neurologica.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, comprendo il suo smarrimento. È vero che alcuni farmaci hanno indicazioni ampie e vengono utilizzati anche al di fuori delle diagnosi “classiche” riportate sul foglietto illustrativo. Questo non significa automaticamente che lei soffra di epilessia, disturbo bipolare o emicrania. Nella pratica clinica, molecole come il valproato vengono talvolta impiegate come stabilizzatori dell’attivazione, per ridurre l’irrequietezza mentale, la ruminazione e l’iperarousal, soprattutto quando altri farmaci non sono sufficienti. Detto questo, è legittimo che lei chieda spiegazioni chiare e che senta il bisogno di comprendere il senso complessivo della cura.
Il timore di diventare dipendente dai farmaci è molto comune e merita di essere preso sul serio. Non tutti i farmaci che sta assumendo hanno lo stesso profilo di rischio, e soprattutto la dipendenza non è un destino inevitabile, ma una possibilità che si gestisce con tempi adeguati, monitoraggio e, soprattutto, con un lavoro psicologico parallelo, che lei sta già facendo. Nella mia esperienza, i pazienti che integrano psicoterapia e farmacoterapia in modo consapevole sono spesso quelli che, nel tempo, riescono a ridurre o sospendere i farmaci senza particolari difficoltà.
Mi permetto una considerazione clinica, che non è una diagnosi ma una lettura possibile. Il suo quadro assomiglia più a una forma di ansia con componenti ossessive e somatiche, sostenuta da uno stress protratto, che a un disturbo psichiatrico maggiore strutturato. In casi simili che ho seguito, il sintomo musicale tendeva a ridursi non tanto combattendolo, ma lavorando sul significato del controllo, della paura di perdere il controllo e del rapporto con le proprie aspettative interne. La sua osservazione sul fatto che la musica “si abbassa” quando sposta l’attenzione o pratica meditazione è molto significativa e va nella direzione giusta.
È importante che lei continui a mantenere un confronto aperto sia con la psicoterapeuta sia con il medico che la segue, esprimendo senza timore i suoi dubbi. Non è una mancanza di fiducia, ma un atto di responsabilità verso se stesso. Nessuna terapia dovrebbe essere subita, ma compresa e condivisa.
Spero di essere riuscito a offrirle qualche elemento di chiarezza e di rassicurazione. Il percorso che sta facendo non è semplice, ma il fatto che lei osservi, rifletta e cerchi di capire è un segnale di buona prognosi. Le auguro di poter ritrovare progressivamente un rapporto più disteso con la sua mente e con il sonno. Continui pure a seguire il forum e a scrivere se ne sente il bisogno.
Cordiali saluti,
Federico Baranzini
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