Daridorexant (QUVIVIQ) funziona?

Daridorexant (QUVIVIQ) funziona?

Rossella asked 2 mesi ago

Buongiorno Dottore,

Mi hanno prescritto il nuovo farmaco Daridoxerant 50mg a causa di una insonnia pesante che perdura da qualche mese e non sono state efficace né le benzodiazepine né lo zolpidem.

Alla prima assunzione ho impiegato 4 ore per addormentarmi, con risvegli frequentissimi e dalle 4 del mattino un senso di immobilizzazione agli arti inferiori.

Ora non so se peoseguire la terapia e il neurologo che mi segue è in ferie

1 Answers
dr Federico Baranzini Staff answered 1 mese ago

Gentile Rossella,

la ringrazio per aver condiviso qui sul forum la sua esperienza con Daridorexant (Quviviq). È un tema molto attuale e poco discusso, quindi il suo contributo permette di aprire un confronto utile e concreto su un farmaco che sta entrando nella pratica clinica solo da poco. Mi dispiace per il ritardo nella risposta: tra gli impegni lavorativi non riesco sempre a rispondere in tempi brevi, ma tengo molto a questo spazio di dialogo con chi soffre e cerca soluzioni.

Capisco bene lo smarrimento di fronte a un sintomo così insolito e comprendo la sua esitazione a proseguire il trattamento, soprattutto in assenza del suo neurologo di riferimento. È importante chiarire che Daridorexant è un farmaco diverso rispetto a quelli che ha assunto finora. Mentre le benzodiazepine e lo zolpidem agiscono potenziando l’effetto del GABA, quindi “spegnendo” il cervello con un’azione sedativa rapida ma non sempre fisiologica, il Daridorexant agisce sul sistema dell’orexina, bloccando i segnali che mantengono lo stato di veglia. In altre parole, non costringe il cervello a dormire, ma lo aiuta a predisporre uno stato neurofisiologico favorevole al sonno, più simile a quanto avviene naturalmente.

Questo comporta però alcune differenze importanti. Il Daridorexant non agisce come un “colpo di martello” alla prima assunzione, ma ha bisogno di essere assunto in modo continuativo, in genere per almeno 2-3 settimane, perché l’organismo si adatti a questo nuovo tipo di modulazione. Alcuni studi mostrano che il beneficio cresce con l’uso regolare, soprattutto in termini di riduzione dei risvegli notturni e miglioramento del sonno profondo.

Un altro punto cruciale, che spesso sottovalutiamo, è il cosiddetto effetto rebound: se il passaggio a Daridorexant è avvenuto senza un corretto “wash-out” dalle benzodiazepine o dallo zolpidem, è possibile che i sintomi della prima notte non siano dovuti solo alla scarsa efficacia del nuovo farmaco, ma a un rimbalzo dell’insonnia legato alla brusca interruzione dei precedenti.

Quanto al sintomo che descrive – la sensazione di immobilizzazione agli arti inferiori – è raro ma noto tra i possibili effetti collaterali di questa classe di farmaci. In alcuni casi può trattarsi di una forma di paralisi del sonno: una condizione transitoria, solitamente non pericolosa, in cui ci si sveglia sentendosi impossibilitati a muoversi per qualche secondo o minuto. È stata descritta più frequentemente con altri antagonisti dell’orexina, ma anche con il Daridorexant sono stati riportati episodi simili, seppure in forma lieve. In altri casi si può manifestare una debolezza muscolare al risveglio, anch’essa di norma transitoria.

Naturalmente, se questo sintomo dovesse ripresentarsi o peggiorare, è fondamentale un parere medico diretto. Anche se il suo neurologo è in ferie, potrebbe rivolgersi al medico di base per una valutazione più tempestiva. Non è consigliabile proseguire l’assunzione da sola, né tantomeno sospendere o modificare il dosaggio senza un confronto professionale. Se decide, con un medico, di dare al farmaco ancora qualche giorno di prova, le suggerisco di monitorare attentamente l’eventuale ricomparsa dell’immobilizzazione e di tenere un piccolo diario del sonno.

Nella mia esperienza, alcuni pazienti hanno tratto benefici importanti da Daridorexant dopo un iniziale periodo di adattamento, ma è anche vero che non tutti rispondono allo stesso modo. In un caso simile al suo, ricordo una paziente che inizialmente viveva il farmaco come inefficace e disorientante, ma dopo circa 20 giorni di uso costante ha iniziato a sperimentare un sonno più naturale, senza i classici postumi delle benzodiazepine al risveglio. In altri casi, però, ho dovuto consigliare la sospensione e il ritorno a strategie più tradizionali o l’avvio di una psicoterapia mirata al sonno, che spesso accompagno ai trattamenti farmacologici in modo integrato.

Spero di averle fornito uno spunto utile per orientarsi e prendere decisioni più consapevoli.

Le auguro sinceramente di trovare presto un equilibrio nel sonno e un miglioramento del benessere generale.

Cordiali saluti,

Federico Baranzini