Percorso riabilitativo comunitario per dipendenza da cocaina

Percorso riabilitativo comunitario per dipendenza da cocaina

Forum Domande & RisposteCategoria: Dipendenze PatologichePercorso riabilitativo comunitario per dipendenza da cocaina
gianna asked 6 mesi ago

Buongiorno Dottore,

mio figlio 33 anni è appena uscito da un percorso carcerario (2 anni) e comunitario (2 mesi) , poteva rimanere, e gli è stato consigliato di rimanere in comunità ma finita la pena ha deciso di uscire (settimana scorsa).

Purtroppo, visto che il suo problema è la cocaina, ha avuto immediatamente già 2 ricadute (tra l'altro a caro prezzo, in quanto ha già recato danni economici a noi famigliari papà mamma e fratello). Lui è seguito dal CAD centro per le dipendenze ed è già stato dalla sua educatrice per segnalare la prima ricaduta dopodiché gli sono state consigliate delle pastiglie contro l'ansia per tenere "sotto controllo" i momenti critici.

Noi come famigliari gli siamo vicini ma lui in questo momento, specialmente dopo una chiusura di 2 anni, è troppo debole.

Secondo Lei non avrebbe bisogno di farmaci veri e propri? Anche perché ha molti sbalzi d'umore e va spesso in depressione/ansia.

Le specifico che nei due anni di carcerazione è sempre stato contenuto, forse perché sapeva di essere in costrizione.

Il problema grosso è la gestione anche da parte della famiglia, per quanto possiamo stargli accanto ma.....capisce Dottore come si fa?

Stiamo andando anche noi tutti in depressione e ansia, si è ricreato un equilibrio in famiglia che non va bene. Tutti noi abbiamo una vita da condurre ma con mio figlio cosi non sappiamo proprio come fare anche perché sono anni che lottiamo, ma ora non ce la facciamo più.

Vorrei un consiglio. La ringrazio.

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1 Risposte
dr Federico Baranzini Staff answered 4 mesi ago

Gentile Sigra Gianna

comprendo molto bene quello che state attraversando. La sua situazione è condivisa da tantissime mamme che si trovano a dover fare i conti con queste problematiche.

Purtroppo molte famiglie si sono consumate per cercare di tamponare e gestire ad oltranza le intemperanze comportamentali dei propri figli o congiunti.

La tossicodipendenza è una malattia cronica recidivante dalle molteplici sfaccettature che richiede un approccio sempre multidisciplinare: esiste sempre un lato psicologico del disagio e un lato organico e biologico della malattia.
Ed è su questo versante, secondo un gradiente che può variare da caso a caso, che i farmaci, gi psicofarmaci, possono giocare un ruolo. Certamente esistono anche casi nei quali questo ruolo è minore o nullo ma sono per esperienza la minoranza soprattutto se stiamo parlando di doppia diagnosi.

Il CAD come altre strutture come il SerT pubblico applicano un approccio conservativo detto di "riduzione del danno" ovvero cercano, dove non sia possibile a loro parere ottenere l'astensione, di limitare il consumo e quindi i "danni" da utilizzo. Tenga presente che a volte proporre una cura psicofarmacologica psichiatrica può indurre il paziente a sentirsi stigmatizzato come "matto" e quindi a lasciare la cura e il servizio. Per questo bisogna prendere in considerazione molte variabili nella valutazione di ogni singolo caso.

A volte, ma dipende dalla valutazione iniziale, non reputano utile o necessario affiancare un percorso farmacologico al percorso educativo o comportamentale. Per questo sarebbe utile che abbiate un confronto con i curanti non tanto per "imporre" una vostra indicazione terapeutica, fatto che li irriterebbe o comunque indisporrebbe, ma per far arrivare a loro informazioni sul loro paziente (che lei conosce e vede a casa) di cui forse non dispongono (mi riferisco alla questione da lei citata degli sbalzi di umore).

Molecole come OLANZAPINA, QUETIAPINA o ACIDO VALPROICO solo per citarne alcune, possono essere indicati, anche off label ovvero fuori indicazione prescrittiva psichiatrica, per gestire certa sintomatologia come il craving, l'impulsività e gli sbalzi di umore. Ovviamente, nel caso, dovrà essere uno specialista a valutare il caso di suo figlio.

In molti casi comunque la comunità è necessaria per contenere come giustamente ha lei stesso osservato, il paziente e permettergli di iniziare a cambiare rompendo un circolo vizioso altrimenti inarrestabile.

Per uscire dalla dipendenza bisogna essere aiutati, il paziente lo deve comprendere e anche i familiari: se aiutati potrete aiutare meglio anche vostro figlio.

Con tanti auguri, la saluto cordialmente
Federico Baranzini

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