BRINTELLIX 5 mg per ANSIA e UMORE DEFLESSO: va bene?

BRINTELLIX 5 mg per ANSIA e UMORE DEFLESSO: va bene?

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Roberto asked 9 mesi ago

Buongiorno dottore,

dopo una visita fatta dal Neurologo e successivamente del Geriatra è stata diagnosticata a mia madre che manifesta con sintomi somatici e cognitivi, donna di 79 anni rispettivamente:

ANSIA GENERALIZZATA ( NEUROLOGO) e UMORE DEFLESSO ( GERIATRA).

Per tali disturbi è stato indicato il BRINTELLIX da 5 mg.

La mia domanda è: lo stesso farmaco agisce su entrambi i disturbi in quanto strettamente legati tra di loro, ovvero potremmo definire ciò che ha mia madre come Depressione Senile?

Tra l’altro entrambi gli specialisti hanno richiesto TAC all’encefalo per capire se le cause potrebbero essere legate a forme di demenza.

Grazie

2 Answers
dr Federico Baranzini Staff answered 9 mesi ago

Buongiorno Roberto,

la ringrazio sinceramente per aver condiviso con cura la situazione di sua madre. È importante che i familiari si prendano a cuore la salute dei propri cari, soprattutto in età avanzata, e lei lo sta facendo con attenzione e rispetto. Comprendere questi disturbi non è semplice, ma con le giuste informazioni e un buon accompagnamento medico, si può affrontare la situazione con maggiore serenità.

Provo a riassumere il quadro che ci ha presentato. Sua madre ha 79 anni e presenta sintomi sia somatici che cognitivi. È stata valutata da due specialisti: il neurologo ha diagnosticato un disturbo d’ansia generalizzata, mentre il geriatra ha descritto un umore deflesso, che possiamo interpretare come un quadro depressivo. Entrambi hanno ritenuto opportuno eseguire una TAC encefalica per escludere o indagare eventuali cause organiche o degenerative, come una forma iniziale di demenza. Come trattamento è stato prescritto il Brintellix (nome commerciale del vortioxetina) a basso dosaggio, 5 mg.

La sua domanda principale riguarda l’azione del farmaco: se sia efficace sia per l’ansia che per la depressione, e se questo quadro possa essere considerato una “depressione senile”.

Partiamo dal farmaco. Il Brintellix (vortioxetina la molecola attiva) è un antidepressivo relativamente recente che appartiene alla categoria degli inibitori della ricaptazione della serotonina, ma con un meccanismo d’azione più ampio e modulato. È stato studiato e approvato principalmente per la depressione maggiore, ma presenta buoni effetti anche su alcuni sintomi d’ansia e, in particolare, ha un profilo molto interessante negli anziani perché tende a essere ben tollerato a livello gastrointestinale e, soprattutto, a livello cognitivo. Diversi studi hanno dimostrato che la vortioxetina può migliorare anche i cosiddetti “sintomi cognitivi” legati alla depressione (concentrazione, memoria, lentezza mentale), che sono molto comuni nella terza età e che spesso possono mimare un deterioramento cognitivo.

In effetti, in molte situazioni cliniche dell’età avanzata ansia e depressione non sono nettamente separabili, ma si presentano intrecciate: il paziente può manifestare somatizzazioni (come tensione muscolare, dolori vaghi, disturbi intestinali), agitazione interiore, insonnia, accompagnate da un umore triste o spento, mancanza di iniziativa, stanchezza cronica. Questo insieme di sintomi viene spesso chiamato “depressione dell’anziano” o “depressione senile”, anche se tecnicamente la diagnosi rimane quella di episodio depressivo, talvolta associato ad ansia generalizzata. L’elemento fondamentale è riconoscerla e curarla, perché spesso viene sottovalutata o scambiata per “vecchiaia”.

La TAC encefalica è un esame appropiato in questo contesto: aiuta a escludere lesioni cerebrali evidenti, idrocefalo, atrofie marcate o altre condizioni neurologiche che potrebbero influenzare il comportamento e lo stato mentale. Se necessario, potrà essere completata in futuro da una RMN o da una valutazione neuropsicologica più approfondita.

In conclusione, ritengo che Brintellix sia una scelta terapeutica adatta e coerente per trattare sia la componente depressiva che quella ansiosa, e soprattutto è ben indicato nell’anziano fragile per il suo profilo tollerabilità-cognizione. È importante monitorare attentamente i primi mesi di cura per valutare la risposta clinica, e sarebbe ideale affiancare, se possibile, anche un sostegno psicologico o attività stimolanti per la mente e la socialità.

Spero di averle chiarito un po’ meglio il quadro e di averle dato qualche elemento utile per seguire al meglio sua madre.

Cordiali saluti,
Federico Baranzini

Roberto answered 8 mesi ago

Grazie dottore per la sua spiegazione esaustiva.

La informo che la TAC all’encefalo è andata bene nel senso che è tutto “normale” quindi si possono escludere le forme di demenza; la risonanza magnetica è stata esclusa in quanto mia mamma ha il pacemaker.

Approfitto della sua professionalità e chiarezza per chiederle una cosa: ho notato che dopo 17 giorni di BRINTELLIX da 5 mg ( 17° giorno è stato ieri 12 maggio 2025) ci sono stati dei miglioramenti sul versante depressione e un po meno sul versante ansionso.

Sto aspettando la risposta della geriatra al quesito che pongo anche a lei: affinchè si possa mitigare anche la parte ansiosa è possibile passare alle compresse da 10 mg ( mia madre odia le gocce e per questo motivo abbiamo optato per iniziare le compresse da 5 mg) e se si questo deve avvenire gradualmente ovvero ipotizzo per quattro giorni dare 1 compressa e mezza da 5mg ( equivalente a 7,5 mg) e poi a 10 oppure dopo 21 giorni di somministrazione della dose base (5mg) si può passare direttamente a 10 mg? Grazie

dr Federico Baranzini
Staff replied 8 mesi ago

Gentile Roberto,

la ringrazio per il suo aggiornamento e per le parole di apprezzamento.

Mi fa piacere sapere che la TAC sia risultata nella norma e che, anche dal punto di vista clinico, non ci siano elementi che facciano pensare a forme di demenza. Questo permette di concentrarsi serenamente sulla gestione dei sintomi depressivi e ansiosi.

Per quanto riguarda il Brintellix (vortioxetina), la sua domanda è molto pertinente: il dosaggio di 5 mg è spesso quello iniziale, soprattutto in pazienti anziani o in caso di particolare sensibilità ai farmaci. Se dopo circa tre settimane di trattamento si sono già osservati miglioramenti ma il beneficio sull’ansia è ancora parziale, è assolutamente ragionevole pensare a un incremento a 10 mg, che corrisponde alla dose standard generalmente consigliata sia per la depressione sia per l’ansia associata.

Nella maggior parte dei casi, dopo un periodo di stabilità di almeno 2-3 settimane a 5 mg, è possibile passare direttamente a 10 mg, senza necessità di incrementi intermedi come il passaggio a 7,5 mg. Questo è previsto anche dalle principali linee guida e dalla scheda tecnica del farmaco, che consente il passaggio diretto se il paziente ha tollerato bene la dose iniziale. Tuttavia, ogni situazione va valutata nel dettaglio: se sua madre è particolarmente sensibile o se preferite la massima cautela, un passaggio graduale come quello che ipotizzava (7,5 mg per qualche giorno) può essere preso in considerazione, anche se non strettamente necessario.

Le consiglio comunque di attendere anche il parere della geriatra che segue sua madre, che potrà valutare al meglio la situazione clinica complessiva e la tolleranza individuale al farmaco.

Un cordiale saluto,

Federico Baranzini