RMN – depressione e disturbo bipolare

RMN – depressione e disturbo bipolare

enrica asked 6 mesi ago

Gent. Dott. Baranzini,

ho letto con molto interesse il suo articolo sull'utilizzo della risonanza magnetica nucleare per definire la diagnosi del tipo di disturbo dell'umore.

Negli ultimi due anni ho avuto tre episodi di depressione definita maggiore, risolti con SERTRALINA, ma con due recidive dopo qualche mese dalla diminuzione e successivo termine della terapia.

Il periodo di depressione (3 mesi circa) è seguito da un periodo di tono d'umore alto, iperattività, loquacità di qualche mese. Vorrei quindi chiarire meglio la natura del mio disturbo.

Come si ricorre alla RMN?

Lei può prescriverla in casi simili?

Grazie dell'attenzione.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

1 Risposte
dr Federico Baranzini Staff answered 5 mesi ago

Gentile Enrica,
Innanzitutto desidero ringraziarla per aver scritto e per aver condiviso con me il suo percorso. Apprezzo il suo coraggio nell'esporre le proprie difficoltà e nel cercare chiarimenti.

Se ho ben compreso, negli ultimi due anni ha avuto tre episodi di depressione maggiore, trattati con Sertralina. Tuttavia, ha riscontrato due recidive dopo la riduzione e la conclusione della terapia. Questi episodi depressivi sembrano seguiti da fasi di tono dell'umore elevato, iperattività e loquacità. Ora desidera capire meglio la natura del suo disturbo e si interroga sull'utilizzo della risonanza magnetica nucleare (RMN) come strumento diagnostico.

Sarebbe importante sapere se in passato le è stata diagnosticata una specifica patologia o se ci sono stati altri episodi simili prima di questi due anni. Inoltre, sarebbe utile conoscere se ci sono stati particolari eventi scatenanti o fattori di stress significativi associati agli episodi.

La RMN, o risonanza magnetica nucleare, è uno strumento avanzato che può offrire informazioni dettagliate sul cervello. In ambito psichiatrico, può aiutare a visualizzare le anomalie strutturali o funzionali che potrebbero essere collegate a specifiche patologie. La sua domanda fa riferimento all'articolo che ho scritto sull'utilizzo della RMN per diagnosticare tipologie specifiche di disturbi dell'umore. In pratica clinica, riconoscere il tipo di disturbo dell'umore è fondamentale per indirizzare in modo appropriato la terapia.

I disturbi dell'umore, come la depressione maggiore o il disturbo bipolare, possono avere una presentazione clinica variabile e talvolta sovrapposta. L'esperienza clinica, associata a strumenti diagnostici come la RMN, può aiutare a fare chiarezza sulla natura esatta del disturbo.

Venendo alla sua situazione, Enrica, la sequenza di episodi depressivi seguiti da fasi di tono dell'umore elevato potrebbe suggerire una condizione simile al disturbo bipolare. Tuttavia, è essenziale una valutazione clinica dettagliata per confermare tale ipotesi.

Per quanto riguarda l'uso della RMN, nella mia pratica clinica  se ritengo che possa fornire informazioni utili e aggiuntive alla diagnosi, procedo con la prescrizione. Tuttavia, prima di ricorrere a tale esame, è sempre mandatoria un'attenta valutazione clinica e un colloquio approfondito.
Ne approfitto per una breve digressione in merito alla RMN.

In psichiatria la risonanza magnetica nucleare (RMN) al cervello è consigliata o suggerita nei seguenti casi e tipologie di pazienti:

  • Pazienti con sospetto disturbo psicotico (schizofrenia, disturbo schizoaffettivo, disturbo delirante): per escludere cause organiche sottostanti, come tumori, lesioni cerebrali, ecc.
  • Pazienti con disturbi dell'umore (disturbo bipolare, depressione maggiore): per valutare eventuali alterazioni morfologiche, in particolare a carico di strutture limbiche e prefrontali.
  • Pazienti con decadimento cognitivo di origine incerta: per escludere cause secondarie come demenze vascolari, tumori, idrocefalo normoteso.
  • Pazienti con epilessia farmacoresistente: per identificare eventuali lesioni epilettogene.
  • Pazienti con esordio acuto di psicosi in età avanzata: per escludere cause organiche come tumori, ictus, idrocefalo normoteso.
  • Pazienti con disturbi dello spettro autistico: per valutare anomalie morfologiche, in particolare a carico dei lobi frontali.
  • Pazienti con ADHD resistente ai trattamenti: per escludere patologie cerebrali sottostanti.

La RMN va sempre interpretata nel contesto clinico del singolo paziente e non fornisce di per sé una diagnosi psichiatrica. Risultati patologici possono essere asintomatici, mentre la RMN può risultare nella norma in presenza di disturbi psichiatrici.

La invito a proseguire le cure e a coltivare un dialogo sereno con il suo psichiatra di fiducia. Le Auguro  di trovare il giusto sostegno e le cure più adeguate per il suo benessere.

Cordiali saluti,
Federico Baranzini

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

La tua risposta