Il lutto prolungato può sfociare in depressione?
Buongiorno,
non sapevo in che categoria inserire il mio quesito, spero sia giusto … avverto da più di 1 anno disturbi allo stomaco, associati a insonnia e umore depresso di sera, mentre di giorno mi sento sempre e costantemente stanca.
E’ venuto a mancare mio zio, con cui avevo un forte legame affettivo, io so che il lutto richiede tempo per essere rielaborato e necessita, a volte, di un percorso psicologico.
Ma visto lo scombussolamento che mi crea fisicamente e mentalmente e interferisce anche nelle relazioni sociali, non vorrei che nel tempo si sia associata o sia diventata depressione, ho praticamente tutti i sintomi, solo che nel mio caso c’è una causa precisa scatenante. è necessario un approccio psichiatrico?
Ho pensato di chiedere una valutazione medica, ma ho paura e temo mi diano farmaci che non sono necessari quando magari basta solo lo psicologo.
grazie mille se risponde
Gentile Matilde,
la ringrazio per aver portato questo contributo nel forum. La sua domanda è tutt’altro che banale e mi offre l’occasione di affrontare un tema molto delicato e frequente nella pratica clinica, ma spesso vissuto con grande confusione e timore da chi ne soffre. Mi scuso se rispondo solo ora, non sempre riesco a seguire tutti gli interventi con la puntualità che vorrei, ma tengo molto a questo spazio di confronto e cerco sempre di recuperare.
Se ho ben compreso, da oltre un anno lei convive con disturbi gastrointestinali, insonnia, stanchezza persistente e un abbassamento dell’umore serale, comparsi dopo la perdita di una persona per lei molto significativa. Riconosce il peso del lutto, ma avverte che i sintomi fisici ed emotivi stanno diventando invasivi, interferendo con la qualità della vita e con le relazioni, al punto da temere che si sia sviluppata una depressione vera e propria.
È importante chiarire che il lutto non è una malattia, ma un processo psicologico complesso che coinvolge mente e corpo. Tuttavia, in una parte delle persone, soprattutto quando il legame affettivo era intenso, il lutto può complicarsi e assumere caratteristiche persistenti, con somatizzazioni, alterazioni del sonno, astenia, ritiro sociale e umore depresso. Nella mia esperienza clinica vedo spesso quadri come il suo, in cui il dolore psichico trova una via di espressione corporea, in particolare attraverso lo stomaco e il ritmo sonno-veglia.
Venendo alla sua domanda centrale, sì, un lutto prolungato o non elaborato può nel tempo sfociare o sovrapporsi a una sindrome depressiva, pur avendo un evento scatenante chiaro. La presenza di una causa non esclude la depressione, anzi spesso ne rappresenta il terreno di origine. Questo non significa automaticamente “essere depressi” in senso clinico, ma indica che il confine può diventare sottile e merita attenzione.
Lei chiede giustamente se sia necessario un approccio psichiatrico e manifesta il timore di ricevere farmaci non necessari. Questo è un punto fondamentale. Una valutazione psichiatrica non equivale a una prescrizione farmacologica obbligatoria. Serve prima di tutto a comprendere il quadro, distinguere tra lutto complicato, disturbo dell’adattamento, depressione o altre condizioni, e orientare il percorso più adeguato. In molti casi simili al suo, che ho seguito negli anni, il primo intervento è stato esclusivamente psicoterapeutico, spesso con ottimi risultati.
I farmaci, quando presi in considerazione, non sono una scorciatoia né una resa, ma uno strumento eventuale, da valutare solo se i sintomi diventano troppo intensi o invalidanti. In altri pazienti che mi ricordano da vicino la sua situazione, un percorso di psicoterapia focalizzata sul lutto, talvolta integrato a interventi sullo stress e sul corpo, ha permesso una graduale ripresa senza ricorrere a terapie farmacologiche.
Il mio suggerimento è di non contrapporre psicologo e psichiatra, ma di considerarli come figure complementari. Potrebbe iniziare serenamente con una valutazione clinica, esplicitando fin da subito le sue paure e i suoi desideri, e valutare insieme allo specialista le diverse opzioni. Nessuna decisione dovrebbe essere presa senza il suo consenso e senza una spiegazione chiara.
Spero di averle offerto qualche elemento utile per orientarsi e per ridurre un po’ la comprensibile paura. Il fatto che lei si ponga queste domande è già un segnale di cura verso se stessa. Le auguro di poter trovare uno spazio sicuro in cui elaborare questa perdita e di ritrovare, passo dopo passo, un equilibrio emotivo e fisico più stabile. Continui pure a seguire il forum e non esiti a scrivere ancora se lo desidera.
Cordiali saluti,
Federico Baranzini
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