Dismissione terapia litio per disturbo bipolare: statistica rischi ricaduta
Premettendo che MAI e senza il consenso e lo stretto monitoraggio del proprio terapeuta NESSUNO dovrebbe smettere di propria iniziativa di assumere gli psicofarmaci, vorrei porre una domanda.
Dopo quanto tempo si può iniziare a stare ‘relativamente tranquilli’ che, dopo la sospensione del litio, il tempo intercorso dalla diminuzione dell’assunzione del farmaco sia ragionevolmente lungo da far sperare in uno stato di compensazione che possa durare stabilmente nel tempo?
Chiedo una statistica e cosa dice la letteratura scientifica, pur sapendo che vi è una soggettività biologica che esula da tempistiche standardizzate che possano valere indiscriminatamente per tutti i soggetti che smettono (sempre con il consenso del proprio medico) di assumere il carbolitio.
Gentile Dario,
la sua osservazione iniziale è fondamentale: mai interrompere il litio senza il consenso e il monitoraggio stretto del medico curante. La sospensione, anche se graduale, va pianificata attentamente, perché il rischio di ricaduta resta significativo.
Secondo la letteratura scientifica, il periodo di maggior rischio di ricaduta è il primo anno dopo la sospensione, soprattutto nei primi mesi.
Gli studi di Baldessarini et al. (J Clin Psychiatry, 1996) e Viguera et al. (Am J Psychiatry, 2000) mostrano che::
-Oltre il 50% dei nuovi episodi si manifesta entro 10 settimane dalla sospensione.
-Il tempo mediano per il 50% di ricaduta varia tra 5 e 20 mesi, a seconda della velocità di sospensione e delle caratteristiche individuali.
-A 12 mesi, la percentuale di ricaduta varia dal 45% al 62% (più alta in caso di sospensione brusca).
-A 3 anni, circa il 63% dei pazienti è ricaduto; la stabilità a lungo termine si osserva nel 37% dei casi con sospensione graduale, ma solo nell’1,8% dopo interruzione brusca.
-A 9 anni, l’81% ha avuto una ricaduta e solo il 19% mantiene stabilità duratura.
Influisce molto la modalità di sospensione: una riduzione graduale nell’arco di almeno 2–4 settimane prolunga il tempo libero da ricadute (mediana 20 mesi contro 4 in caso di stop improvviso) e aumenta nettamente le probabilità di stabilità a 3 anni.
Altri fattori che incidono sul rischio:
-Tipo di disturbo bipolare (il tipo II tende ad avere periodi di stabilità più lunghi del tipo I).
-Numero e frequenza degli episodi precedenti (più episodi = rischio maggiore).
-Avvio di un altro stabilizzatore dell’umore in concomitanza con la sospensione.
-Pianificazione e monitoraggio regolare con lo specialista.
È comunque impossibile indicare una “soglia di tranquillità” valida per tutti: la decisione di considerare stabile un compenso va sempre basata su una valutazione clinica personalizzata e su un monitoraggio nel tempo.
Spero di essere stato esaustivo e chiaro.
Un cordiale saluto
Federico Baranzini
Please login or Register to submit your answer


