A 20 anni non riesco più a vivere senza il mio falso sè!

A 20 anni non riesco più a vivere senza il mio falso sè!

Forum Domande & RisposteCategoria: Depressione e Disturbo Bipolare dell'UmoreA 20 anni non riesco più a vivere senza il mio falso sè!
Antonio asked 6 mesi ago

Gentile Dott. Baranzini,

 

da un po' di tempo sto considerando l'idea di fissare un colloquio con uno specialista affinché possa finalmente ricevere aiuto e sostengo.

Ho 20 anni, sono uno studente universitario.

L'angoscia, i sensi di vuoto e di impotenza mi accompagnano perennemente, ma sono riuscito - fino alla diffusione della pandemia e del primo lockdown - a condurre una vita in apparenza "normale" ottenendo brillanti risultati al liceo e al conservatorio di musica (ho studiato pianoforte per 5 anni).

Odio il fatto di dovermi svegliare ogni giorno e cominciare una giornata vuota, piena di noia e, soprattutto, di sofferenza. L'idea del suicidio, cioè interrompere questo flusso a cui io mi sento estraneo (mi sembra di non vivere più la mia vita) è ricorrente e, ai miei occhi, rappresenta una panacea a tutti i mali. Confesso, però, che già l'idea sola di mettere in atto un suicidio mi conforta alquanto, è come se fossi in grado di decidere attivamente di rifiutare uno stato esistenziale che sta diventando oramai insopportabile (sono molto vicino alla filosofia di Cioran).

Amando e apprezzando la poesia e la poetica di Leopardi e rileggendo il dialogo di Plotino e Porfirio (Operette morali), quella sensazione di poter far cessare tutto diventa essa stessa svilente e poco razionale.
Forse è proprio l'incondizionata fede alla ragione e al pensiero a impedirmi di tradurre in atto il pensiero del suicidio, anche se vorrei proprio farla finita senza meditarci troppo.
Le dico che, fin dai tempi del liceo, sono una persona che predilige agire secondo ragione e che ama sempre riflettere e pensare, confrontandomi con quanto pensavano i grandi (letteratura, musica, filosofia, medicina) che ci hanno preceduto.

Accanto a questo, c'è un altro lato che ormai mi impedisce di condurre una vita autentica: tendo molto spesso (ultimamente si è accentuato) a distorcere la realtà, a dire ad amici/parenti fatti o situazioni che non sono mai accaduti o ad esasperare i meriti e i successi. E' come se volessi sembrare sempre il più grande e il più meritevole fra tutti. Spesso finisco io stesso per crederci; appurato che gli altri credono realmente a quello che dico, mi sento gratificato e, per un attimo, quel senso di noia e tristezza perenne si affievoliscono.

Il fatto più allarmante, secondo me, è l'apatia che sta nascendo in questi ultimi mesi: sto perdendo piacere nelle attività che prima mi facevano stare bene.

Anche nel contesto universitario tutto sembra mutato: quel ragazzo volenteroso, sempre pronto a studiare con abnegazione, quale ero io prima, sembra morto. Durante le ore di studio, sono ossessionato dalle parole e dalla ricerca di parole sempre più elaborate o più adatte al contesto, una ricerca spasmodica che finisce per estenuarmi e gettarmi in uno stato doloroso. Inoltre, tendo sempre (questo si manifestava anche a liceo) ad approfondire sempre tutto, voglio sempre stupire ed essere stupito da me stesso e dalle mie potenzialità.

Ricordo che c'è stato un periodo in cui vivevo stati emotivi contrapposti: la sera provavo un senso di felicità mai provata prima, e durante il giorno la tristezza e la fatica anche solo a svolgere le consuete attività di cura della persona prendevano il sopravvento.
Riconosco anche, durante l'estate, periodo in cui tutti sono più allegri e spensierati, io avverto un dolore emotivo più intenso di quello che provo nei mesi invernali. Il pensiero di trascorrere una serata in compagnia di amici, che mi cercano e invitano a fare serata con loro (io, dopo una lunga riluttanza, finisco per accettare), mi terrorizza perché non sto bene con me stesso e, quindi, dovrei fingere.

Sono stanco di essere sempre triste e di mentire costantemente per trovare quella soddisfazione. Le bugie ormai sono parte integrante delle mie interazioni con gli altri: non riesco più a intrattenere una conversazione senza avvertire la necessità di creare una realtà fittizia, nella quale ormai vivo.

Ho cercato di esporle davvero brevemente - omettendo però altri aspetti - quello di cui sono vittima da più 5 anni.

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