Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD o DAG) da 40 anni

Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD o DAG) da 40 anni

Forum Domande & RisposteCategoria: Disturbi d'Ansia e Attacchi di PanicoDisturbo d’Ansia Generalizzata (GAD o DAG) da 40 anni
Emil asked 2 mesi ago

Dottore Baranzini spero vorrà prendere in considerazione questa mia.

Ho 64 anni. Sono un soggetto ansioso almeno da 40aa.

A 24 anni ho avuto i primi attacchi di panico.

D’un tratto per strada o mentre mi trovavo con amici o a una festa sentivo il bisogno di scappare verso casa e quando era impossibile cominciava una irrequietezza motoria incontenibile. Nascondevo questo mio disagio e trovavo sempre il modo per tornare a casa. A casa la situazione sintomatologica non migliorava di molto, ma mi sentivo più al sicuro.

Così è andata per 40 anni e ancora va. Mi sono laureato, specializzato, svolto attività professionali, sposato e avuto figli. Ma negli ultimi 40 anni non c’è stato un solo giorno senza paura, angoscia, necessità di nascondere agli altri, compresa la mia famiglia, l’angoscia.

Non ho mai effettuato un vero e proprio trattamento farmacologico, anche se qualcosa l’ho presa su indicazione di specialisti, che poi però ho lasciato perdere. Tanto le cose non cambiavano significativamente.

Dieci anni fa mi fu consigliato il DAPAROX 20mg. E da allora ne prendo una compressa al giorno. L’ho continuato perchè ha ridotto l’intensità delle crisi di panico, che continuano a manifestarsi ma riesco a nascondere con meno fatica.

Da tre anni però la situazione sembra precipitata. A scatenare questo peggioramento sono intervenuti alcuni problemi di salute che non so se possano essere correlati o meno. In ordine cronologico:

  1. Una ipoacusia neurosensoriale monolaterale destra improvvisa, che mi ha lasciato rilevanti difficoltà di udito all’orecchio.
  2. Subito dopo una ipertensione, con picchi anche di 230, con conseguente necessità di un trattamento a vita, attualmente BLOPRESID
  3. Poi una Fibrillazione atriale parossistica, ripetuti episodi con ricovero in pronto soccorso e trattamento endovena. Durata media di ogni episodio superiore alle dieci ore. Dalla prima in poi si è aggiunto anche un trattamento con antiaritmico, FREQUIL 100.

La mia giornata intanto è diventata tragica, anche a causa della perdita del lavoro, diventato inconciliabile con tanti disturbi, della situazione economica al limite della sopravvivenza, di una scarsa attenzione da parte dei miei familiari, dalla paura ormai anche di fare una passeggiata, per cui sto a casa tutto il giorno da solo, ma ho paura di stare solo, la notte non dormo, le aritmie anche quando non sfociano in un attacco di FA però mi terrorizzano, rimango bloccato e comincio il mio rituale di controllo del polso, della frequenza, delle pause, delle extrasistoli e vado avanti così per ore e ore finchè l’aritmia non rientri.

Mi rendo perfettamente conto che le mie paure e la mia angoscia sono esagerate e che probabilmente non c’è una correlazione diretta tra patologie organiche e ansia, ma questa situazione mi ha generato anche uno stato depressivo, per cui penso ormai che soltanto la morte mi libererà da questa tragica condizione.

Eppure vorrei poter coltivare i miei tanti interessi, riprendere qualche lavoro. In attesa della pensione. Ma non ci riesco. E così la povertà aumenta, l’isolamento sociale pure, l’attenzione per i sintomi cresce e con essa l’angoscia e la depressione.

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1 Risposte
dr Federico Baranzini Staff answered 2 mesi ago

Gentile Emil

mi spiace molto per la sua situazione, che ad una prima lettura appare immodificabile e destinata a peggiorare. Un senso di impotenza pervare chi cerca di avvicinarsi alla sua sofferenza. Posso solo immaginare cosa possa provare lei.

La situazione che descrive purtroppo la conosco e l'ho già incontrata nella mia pratica clinica. Sono situazioni che si costruiscono negli anni a partire da problematiche misconosciute o ignorate o confuse per altro. Spesso concorrono più fattori causali, come traumi infantili, disagio sociale, trascuratezza, condizioni socio economiche precarie, difficoltà scolastiche e di emancipazione e molte altre.

E' così che si costituiscono personalità problematiche e sofferenti che in occasione di eventi a volte banali iniziano a sviluppare sintomi molto "potenti" intensi e fastidiosi come gli attacchi di panico. Un quadro di sofferenza non riconosciuta dal contesto familiare spesso agevola poi il cronicizzarsi di tali condizioni di malessere, cosa che alla lunga porta all'installarsi di vere e proprie nevrosi del carattere, malattie che nel tempo si "arricchiscono" di nuovi sintomi e malesseri fisici.

Mi pare di capire che purtroppo non sia stato in grado per varie ragioni che non ci ha spiegato di seguire assiduamente una cura farmacologica e forse, aggiungo io, nemmeno una psicoterapia. Quando incontro pazienti che da anni assumono psicofarmaci e nonostante questo non trovano pace approfondisco la loro storia personale e familiare e scopro sempre fatti più o meno traumatici o pattern relazionali che rendono ragione dell'esistenza di caratterialità di sottofondo. L'instaurarsi di un disturbo di personalità rende ragione quasi sempre del fallimento delle scure farmacologiche o della loro parziale efficacia e soprattutto del cronicizzarsi di un malessere di vita in genere depressivo o ansioso.

Queste nella mia esperienza sono le tipiche situazioni meritevoli di una integrazione terapeutica con una psicoterapia intensiva.

Cosa consigliarle? Una psicoterapia a 64 anni? Perchè no! L'aiuterebbe a ridimensionare questo mondo fatto di paure (forse ha aspettato un po' troppo?) e a trovare il coraggio di affrontarle per sentirsi un po' più normale.

Un cordiale saluto
Federico Baranzini

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