Ansia da nosofobia e farmaci: alternative sicure per il QT cardiaco?

Ansia da nosofobia e farmaci: alternative sicure per il QT cardiaco?

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Maria asked 1 anno ago

Salve, dott. Baranzini,

soffro da anni di ansia legata alla paura delle malattie (nosofobia). Attualmente assumo:

  • Cipralex (escitalopram) 8 gocce;
  • EN (delorazepam) 10 gocce.

Ho una grande preoccupazione: temo che il Cipralex possa allungare l’intervallo QT del cuore. La mia paura, lo confesso, è molto intensa. Potrebbe consigliarmi un altro principio attivo che possa assumere con tranquillità, senza rischi per l’intervallo QT cardiaco?

La ringrazio anticipatamente per la sua risposta, che attendo con ansia.

1 Answers
dr Federico Baranzini Staff answered 1 anno ago

Salve Maria,

la ringrazio per aver condiviso la sua situazione con tanta chiarezza e per la fiducia che ripone in questo forum. Comprendo perfettamente quanto la sua preoccupazione, tipica della nosofobia, possa essere intensa e invalidante, soprattutto quando si concentra sugli stessi strumenti (i farmaci) che dovrebbero aiutarla. È un circolo vizioso che molti pazienti vivono e la sua richiesta è più che legittima.

Partiamo dal suo dubbio specifico sul Cipralex® (escitalopram) e l’intervallo QT. La sua preoccupazione ha un fondamento scientifico: l’escitalopram, come molti altri farmaci della sua categoria (SSRI), è infatti menzionato nella letteratura scientifica per un potenziale, seppur modesto, allungamento dell’intervallo QT. Questo effetto è generalmente dose-dipendente e statisticamente significativo soprattutto a dosaggi più elevati (es. 20 mg o superiori) e in presenza di altri fattori di rischio.

Tuttavia, è fondamentale contestualizzare questo dato. La dose da lei assunta (8 gocce, corrispondenti a circa 8 mg) è considerata media e, in assenza di patologie cardiache preesistenti, squilibri elettrolitici (come basso potassio o magnesio) o assunzione concomitante di altri farmaci che prolungano il QT, il rischio è considerato estremamente basso dalla comunità cardiologica e psichiatrica. Il suo psichiatra, prescrivendoglielo, avrà sicuramente valutato questo profilo di sicurezza.

Detto questo, comprendo che la paura irrazionale, che è il cuore della nosofobia, non si plachi con le sole rassicurazioni statistiche. La “tranquillità” che cerca è un elemento terapeutico cruciale. Esistono quindi alternative valide da discutere assolutamente con il suo psichiatra, che è l’unica figura in grado di valutare la sua storia specifica e effettuare un eventuale switch terapeutico.

Ecco alcuni principi attivi generalmente considerati avere un profilo di sicurezza cardiaco più favorevole e spesso utilizzati in contesti simili al suo:

  1. Sertralina: È uno SSRI come l’escitalopram, ma è ampiamente considerato uno dei farmaci con il minor impatto sull’intervallo QT, tanto da essere spesso il primo scelta in pazienti con comorbidità cardiache o preoccupazioni fondate al riguardo. È un’ottima opzione per i disturbi d’ansia.

  2. Fluoxetina: Un altro SSRI “storico” con un rischio molto basso di effetti sul QT. La sua emivita molto lunga (cioè il tempo che impiega l’organismo a smaltirlo) può essere un vantaggio in caso di dimenticanze, ma anche uno svantaggio per gli effetti collaterali se non ben tollerato.

  3. Mirtazapina : Appartiene a una classe differente (NaSSA) ed è un antidepressivo con ottime proprietà ansiolitiche e soporifere. Il suo effetto sul QT è considerato trascurabile e potrebbe essere un’ottima candidata, specialmente se ha anche difficoltà con il sonno.

  4. Agomelatina: Un antidepressivo atipico che agisce sui recettori della melatonina. Non ha mostrato effetti significativi sul QT ed è spesso ben tollerato, anche se richiede un monitoraggio routinario degli enzimi epatici.

Per un disturbo come la nosofobia, la psicoterapia è considerata il gold standard. Lavora direttamente sui meccanismi distorti di interpretazione delle sensazioni corporee e sulla paura della malattia. L’abbinamento di farmaci e psicoterapia offre i risultati migliori a lungo termine.

Il Delorazepam che assume è efficace nel tamponare l’ansia acuta, ma non agisce sulla radice del problema a lungo termine. L’obiettivo di qualsiasi trattamento, compreso un eventuale cambio di SSRI, è proprio quello di permettere, col tempo, una riduzione di questa molecola.

In conclusione, Maria, le opzioni per lavorare in sicurezza ci sono. Il passo successivo è parlarne apertamente con il suo psichiatra, portando proprio queste sue preoccupazioni. A volte mi capita di proporre per esempio a pazienti con problemi, come il suo, di assumere per le prime volte il farmaco in mia presenza.

Questa è la strada maestra. Le auguro di trovare presto la serenità che merita.

Un saluto cordiale.

Federico Baranzini